lunedì 24 dicembre 2012

Don Juan Hector Esteban de Chaves


Mi chiamo Don Juan Hector Esteban de Chaves.
Lasciate che vi spieghi il mio punto di vista.
 Io sono molto diverso da voi, ma per un attimo sospendete il giudizio e lasciate che io vi parli.
Chi mi ha dato questa forma, questa faccia, ha voluto darmi una vita, perché le persone sanno che tutte le cose sono vive e ogni cosa è diversa dall’altra e anche voi non siete identiche ai vostri corpi, spesso non vi somigliate per nulla.
Ora pensatela come volete ma io mi sono ritrovato qui, fra sonnambule, spose e sognatrici e non ho ben capito qual è il mio scopo.
A turno mi fanno domande, le più bizzarre, domande alle quali io non rispondo. Il mio volto è come una maschera ma non sono un predicatore, non faccio sermoni.
Non ho la chiave dei vostri cuori, non consulto oracoli.
Sto semplicemente qui ad avere pensieri che mi attraversano a grande velocità.
 L’altro giorno l’ufficiale giudiziario Renè- Isidore Panmuphle mi ha chiesto di aiutarlo a districare la matassa dell’amore assoluto.
 Gli ho risposto che la pasta che lievita in cucina brulica di vita ma niente che fa parte di quella pasta prova amore per qualcosa.
Gli ho detto che l’amore assoluto non è nella vita come la conoscete voi. Panmuphle se ne è andato indispettito.
Non ho capito perché.

 
 
 
 
 
 

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